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APPROFONDIMENTI

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La partecipazione dell’Università degli Studi di Perugia ad Horizon 2020

     Intervista al professor Marcello Guiducci, Delegato del Rettore dell’Università degli Studi di Perugia

     per la partecipazione ad Horizon 2020


Sulle opportunità che Horizon  2020 può offrire a una realtà di ricerca qualificata quale oggi si  presenta l’ Università degli Studi di Perugia abbiamo incontrato il professor Marcello Guiducci, ordinario di Agronomia e Coltivazioni erbacee che ricopre attualmente all’interno dell’Ateneo l’incarico di Delegato del Rettore per il Horizon 2020 per sottoporgli alcune domande.

 

D: Quali sono i temi di maggior interesse in Horizon 2020 per l’Università degli Studi di Perugia?

 

R: Per la natura generalista dell’Ateneo di Perugia, in cui è presente la quasi totalità dei settori scientifico disciplinari accademici, l’interesse è ovviamente rivolto a tutte le tematiche oggetto del programma Horizon 2020.

Senza dubbio, il primo pilastro del programma (Excellent Science) è quello che riveste l’interesse più ampio: in particolare nell’ambito delle azioni European Research Council (ERC grants) e Marie Sklodowska Curie (MSCA Individual Fellowships, RISE, ITN e, più sporadicamente, FET - Future and Emerging Technologies) .

Le azioni ricordate, supportando specificatamente progetti di ricerca di frontiera con approccio flessibile e bottom-up esteso a tutti i settori della ricerca e con l’unico criterio dell’eccellenza scientifica, ben si adattano alla realtà dell’Ateneo di Perugia, in cui ricercatori eccellenti sono presenti in tutte le sue aree scientifico-disciplinari, come evidenziato dalle abilitazioni nazionali (ASN) e dalla recente valutazione ANVUR (VQR 11-14).

Se la Ricerca accademica alimenta la Didattica superiore, compito non secondario dell’Università, specie se pubblica, è quello di attrarre l’interesse dei cittadini e spiegare quello che realmente la ricerca universitaria fa per loro. L’Università di Perugia ritiene, dunque, strategico rivolgere il proprio interesse anche alla divulgazione scientifica. Per questo ha partecipato con successo al bando Researcher’s Night (Notte dei Ricercatori) dell’azione MSCA, ottenendo per due volte il finanziamento europeo.

Riguardo al secondo pilastro H2020, Industrial Leadership, che mira a potenziare l’evoluzione tecnologico-industriale per lo sviluppo economico di domani e a sostenere la crescita delle piccole e medie imprese europee (SMEs - Small Medium Enterprises), l’interesse dell’Ateneo di Perugia è ugualmente forte, anche se, come ovvio, esiste una spiccata differenziazione tra le aree scientifico-disciplinari. Come atteso, l’interesse maggiore è espresso dai Dipartimenti a più forte indirizzo tecnologico, ma l’Ateneo ritiene strategico incentivare la partecipazione anche dei Dipartimenti delle Scienze Umanistiche che, sebbene l’interazione con il mondo delle SMEs per certi aspetti risulti poco agevole, possono contribuire alla realizzazione di quella convergenza tra tecnologie e sfide della società, espressamente indicata come obiettivo primario del pilastro.

Infine, la presenza di tutte le aree scientifico-disciplinari consente all’Ateneo di Perugia di coprire potenzialmente tutti i work programmes del terzo pilastro, Societal Challenges, per il quale è prioritario che i progetti aggreghino risorse e conoscenze provenienti da campi e discipline differenti e promuovano attività incentrate sull'innovazione, dalla ricerca fino alla fase di commercializzazione.

 

D: In un programma ad alta competitività come Horizon 2020 ritiene che l’opportunità offerta dal Seal of Excellence, ora disponibile anche per le Marie Sklodowska Curie Actions ed ERC, possa rappresentare un valido strumento per innalzare la qualità della progettazione, e quindi della ricerca? Avete già delle esperienze in tal senso?

 

R: Sebbene ad oggi l’Ateneo di Perugia non abbia ancora avuto esperienze di Seal of Excellence, grande è l’interesse per l’opportunità offerta da questo strumento. In particolare per i progetti presentati nel primo pilastro H2020, in cui, per l’elevato numero e l’alto livello qualitativo dei progetti, la percentuale di successo è inevitabilmente bassa e molti progetti, pur ritenuti meritevoli dai valutatori indipendenti, non vengono finanziati causa l’insufficiente disponibilità di risorse.

Se si considera, inoltre, che molti di quei progetti sono individuali, e, non di rado, presentati da ricercatori privi di contratti stabili (Ricercatori a tempo determinato, Dottorandi, etc.) sarebbe oltremodo importante non disperdere il patrimonio di ricerca e di innovazione rappresentato dai loro ideatori. Consentire l’accesso di questa progettualità a strumenti di finanziamento alternativi diventa pertanto strategico per garantire un futuro competitivo, non solo agli attori direttamente coinvolti e all’Università, ma anche al nostro Paese, quanto meno contribuendo a ridurre il numero di giovani ricercatori costretti a cercare occupazione in strutture di ricerca estere.

 

D: Quale è la strategia dell’Ateneo per il trasferimento e la valorizzazione dei risultati della ricerca? Come vi state orientando in tal senso?

 

R: In aggiunta alle vie di trasferimento e valorizzazione della ricerca proprie del mondo della ricerca (pubblicazioni su riviste internazionali indicizzate, convegni, conferenze, etc.), all’attività divulgativa prima ricordata (Notte dei ricercatori) e al costante impegno per la valorizzazione del patrimonio culturale, librario e ambientale dell’Università, le linee di indirizzo dell’ateneo sono rivolte primariamente  al potenziamento dei servizi di supporto alla tutela della proprietà intellettuale (brevetti, marchi, privative, know-how); all’incremento dei servizi di incubazione offerti alle società spin-off e allo sviluppo delle attività di terza missione finalizzate alla valorizzazione dei risultati attraverso accordi con istituzioni e imprese nazionali ed internazionali.

 


pc_1.png  Tutte le informazioni sui progetti H2020 dell’Università di Perugia attualmente attivi sono reperibili nella pagina web predisposta dall’Uf-ficio Progettazione Internazionale dell’Ateneo



pc_1.png  Su questi temi abbiamo già pubblicato un'intervista al dott. Bruno Checcucci, referente per il Trasferimento Tecnologico dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), socio del Tavolo Teritoriale di APRE Umbria